giovedì 31 gennaio 2013

GIUNI missione extra (08) Ancora raccontare un gioco (per i due gruppi del secondo anno)


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Puzzle è una parola inglese che è entrata nell'uso comune italiano per denotare un gioco da tavolo in cui bisogna incastrare tra loro dei pezzi di cartone di piccole dimensioni fino a risalire all'immagine originale. Può essere considerato un rompicapo. Il significato inglese originario è molto più ampio di quello italiano: infatti, in inglese i puzzle si chiamano jigsaw puzzles, e non semplicemente puzzles.
Inventati attorno al 1760 da John Spilsbury,[1] un cartografo e incisore di Londra, i puzzle originariamente erano realizzati dipingendo il soggetto su una tavola di legno e ritagliandolo successivamente in piccoli pezzi per mezzo di un seghetto. I moderni puzzle vengono realizzati incollando una foto su un supporto di cartone che viene successivamente tagliato per mezzo di una fustella di forma assai complessa. Molto importante la precisione dimensionale con cui vengono realizzati i pezzi, perché talvolta essa è l'unico ausilio per distinguere fra loro due pezzi simili e porli nella corretta collocazione.
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Oggi i puzzle si trovano nei supermercati, nei negozi di giocattoli e nei Centri Gioco Educativi, sono diventati un classico regalo, che non può mancare sotto l'albero di Natale. Un tempo invece, aveva tutt'altra funzione: l'aspetto didattico era preferito a quello ludico. I puzzle si utilizzavano nelle scuole, per insegnare soprattutto la geografia, ma anche la storia, la religione e gli alberi genealogici delle famiglie regnanti. In questi antenati dei puzzle odierni, i singoli pezzi non si incastravano, ma ci si limitava ad avvicinarli, facendone combaciare i confini. Alla fine del 1700 fecero la loro comparsa figure più sobrie, che conquistarono all'istante la fantasia dei bambini: dalle filastrocche, ai soggetti delle favole, dagli animali agli eventi importanti, come l'incoronazione della regina Vittoria. Eppure, almeno all'inizio, i puzzle entrarono solo nelle case delle famiglie economicamente benestanti: questo perché i prezzi erano proibitivi. Un singolo puzzle arrivava a costare più dello stipendio che un lavoratore medio intascava in un mese. La spiegazione del costo così alto stava nella fabbricazione, che richiedeva giorni e giorni di lavoro, e nei materiali: i pezzi venivano lavorati, uno ad uno, a mano ed erano tutti di legno pregiato, mogano o cedro. Il gioco rimase d'élite fino alla metà del 1800, quando sbarcò anche oltreoceano, in America e quando si iniziarono ad usare legni più economici.
Ma la vera moda dei puzzle scoppiò nei primi anni del Novecento, tanto che una ditta
americana di giocattoli, la Parker Brothers, si dedicò completamente alla produzione di questo passatempo, accantonando quella degli altri giochi. E negli anni Trenta, i puzzle divennero finalmente accessibili a tutti. Molti artigiani si misero a costruirne nelle proprie case e poi li rivendevano per pochi soldi. In America le drogherie e le librerie li affittavano per cinque centesimi, nacquero i primi puzzle di cartoni, coi pezzi tagliati in serie e molti negozi li regalavano insieme ad altri prodotti, come una sorta di gadget omaggio. La moda contagiò anche le star del cinema, che li commissionavano con il proprio nome o la propria immagine. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si assistette al definitivo tracollo dei puzzle in legno e all'affermarsi di quelli in cartone, venduti in scatole, come li conosciamo anche noi. Da allora ad oggi ci fu un crescendo di fantasia, per quanto riguarda i soggetti e le immagini raffigurate e le tecniche di taglio si sono sempre più raffinate e specializzate.


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Si fa presto a dire puzzle
Negli ultimi anni c'è stato un proliferare di puzzle. Nei supermercati si trovano interi scaffali dedicati a questo rompicapo, che sta diventando sempre più cult. Il mercato se n'è accorto e ha mirato dritto verso un nuovo target: quello dei giovani adulti, dai venti ai trent'anni. E ha fatto centro. Accantoniamo dunque per un attimo la miriade di puzzle per bambini (che vanno dai 100 ai 500 pezzi) e frughiamo tra quelli di "ultima generazione"…
Di indiscutibile fascino, ecco i Fluorescenti (circa 20 euro) e gli Starline (30 euro): si illuminano al buio, i contorni fosforescenti accendono, nella notte - a seconda del soggetto - città, paesaggi, stelle e astri del cielo.
La loro carta vincente è l'originalità, si chiamano Silhouette (costano 30 euro): sono puzzle speciali, sagomati, con la forma dell'animale che creano: farfalla, drago, lupo. Il numero di tessere, naturalmente, varia a seconda del soggetto raffigurato, dai 932 ai 1250 pezzi.
A prova di sguardo, il loro nome è Vision Line (sui 40 euro): un solo puzzle, due figure. A seconda di come lo si guarda, si riescono a scorgere due differenti quadri, per esempio la piramide col sole d'Egitto sullo sfondo e allo stesso tempo il beduino sul cammello. Tutto questo è possibile grazie al tipico effetto olografico.
E infine l'ultima novità, i Flokati (25 euro): i pezzi non sono come quelli di tutti gli altri puzzle, ma sono vellutati e morbidissimi al tatto. Riprodurre un leone con il Flokato, rende il suo pelo molto più verosimile.
Fanno parte del mondo dei puzzle, anche quelli in 3D: pezzettino dopo pezzettino, con i 3D si riesce a costruire un monumento in miniatura, dal Colosseo alla Torre di Pisa. La logica è simile per gli Archeopuzzle, ma qui lo scopo è ricomporre, da semplici cocci, veri e propri vasi antichi, a tre anse, per profumi e mascheroni. Richiedono molta abilità manuale, logica e spirito osservativo.

Dimesione e numero di pezzi
Esistono puzzle di tantissime dimensioni. Per quanto riguarda il numero di pezzi, si va dai puzzle formati da poche decine di pezzi, in genere dedicati ai bambini, ai giganti di parecchie migliaia di pezzi (commercialmente vengono realizzati puzzle fino a circa 18.000 pezzi). Dal 2008, entrato in commercio il puzzle più grande del mondo, "Life"[2], di dimensioni pari a 4.28m x 1.57m e formato da 24000 pezzi. Dal 2010 è in commercio un puzzle dedicato a Keith Haring, che, in una sintesi di trentadue opere, si estende in una superficie di 5,44 metri di lunghezza e 1,92 metri di altezza, per un totale di 32.256 pezzi[3]. Da notare che molto spesso il numero di pezzi non è esattamente quello indicato sulla confezione, in quanto non sempre il prodotto fra altezza e larghezza (in numero di pezzi) può dare come risultato il numero tondo indicato sulla confezione. Per esempio un puzzle da 1000 pezzi è in genere composto da 999 pezzi (37×27).
Le dimensioni dipendono, oltre che dal numero di pezzi, anche dalle loro dimensioni: nei puzzle con elevato numero di pezzi, questi vengono realizzati leggermente più piccoli in maniera da limitare le dimensioni dell'immagine risultante. Orientativamente un puzzle da 500 pezzi è grande circa 40×50 cm, uno da 1000 pezzi 50×70 cm, un 2000 pezzi 70×100 cm, un 5000 pezzi 100×150 cm, un 9000 pezzi 140×200 cm, un 18000 pezzi 200×300 cm.
Comunemente i puzzle sono di forma rettangolare, con rapporto fra i lati analogo a quello delle fotografie (4:3) o dei formati tipografici (7:5). Molto meno comuni sono i puzzle di forma tonda, ellittica o irregolare.
Soggetti
I soggetti disponibili sono i più vari. Molto diffusi sono i panorami, le riproduzioni di dipinti famosi e disegni di vario genere. Ultimamente grazie alle nuove tecnologie, è possibile far realizzare puzzle partendo da un'immagine di propria produzione.
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/67/3d-jigsaw-puzzle.jpg/200px-3d-jigsaw-puzzle.jpg
http://bits.wikimedia.org/static-1.21wmf6/skins/common/images/magnify-clip.png
Puzzle tridimensionale sferico
Esistono versioni semplificate di puzzle in cui sul retro di ogni pezzo viene stampato un numero identificativo che permette di verificare il suo corretto posizionamento. Di verso opposto, esistono puzzle double face in cui entrambi i lati raffigurano lo stesso soggetto o, nei tipi più difficili, due soggetti simili in modo che risulti più complicata la loro realizzazione.
Particolarmente difficili da ricostruire sono i puzzle che hanno come soggetto un SIRDS (Single Image Random Dot Stereogram) essendo questi stereogrammi generati a partire da un pattern uniforme di punti colorati.
Un'altra variante sono i puzzle tridimensionali nei quali bisogna ricostruire una forma solida, spesso la riproduzione di un palazzo o un monumento famoso, componendo fra loro nel giusto ordine un gran numero di pezzi, realizzati generalmente in materia plastica.
Esistono, inoltre, anche i puzzle-ball che, costruendoli, prendono la forma di una palla. Presentano pezzi un po' arrotondati, numerati e un piedistallo per poter appoggiare il puzzle durante la costruzione.


Che sia ancora imballato dentro una scatola di cartone o già incorniciato, con le tessere sparse ovunque o pronto per esser appeso, nascosto in soffitta o messo in bella vista a mo' di trofeo, in ogni casa che vai, c'è un puzzle che trovi. Per alcuni comporli è un antistress, cercare il pezzettino che combacia, in un mare di cinquemila tessere, è estremamente rilassante. Per altri invece è più una tortura, che innervosisce: Massimo, padre di famiglia, impiegato ha comprato un puzzle Starline a Natale e l'ha regalato a sua figlia che ha 20 anni. L'hanno iniziato a fare insieme, ma l'entusiasmo è finito già a Santo Stefano, raccontano: "quando ci siamo accorti che dopo circa 12 ore di meticolosa pazienza, eravamo riusciti a comporre solo il tetto di un piccolo grattacielo: peccato che l'immagine da riprodurre fosse New York! I pezzi ci sembravano tutti identici. L'abbiamo abbandonato ripetutamente, durante l'anno, fino al mese scorso. Ricordo ancora la data: 11 settembre. Ci è tornata la voglia e così siamo riusciti a finirlo. È stata una conquista, ma anche una liberazione." Di tutt'altro parere è Elisabetta, 25 anni, studentessa di Economia e Commercio, vera appassionata dei puzzle Mordillo: "Io mi metto lì, quando sono agitata o nervosa e concentrarmi su quelle piccole tessere mi distrae. Ha davvero una funzione terapeutica. A volte le ore passano senza che neppure me ne accorga e un puzzle da 1000 pezzi riesco a finirlo in appena tre giorni. Il Bacio dei Mordillo è il mio preferito, mi ricorda un amore importante". E sì, perché il bello del puzzle sta proprio nella sua storia, legata ai momenti trascorsi chini sui tavoli, tra pezzi di cartone e figure che prendono forma. E se poi a comporlo è una coppia di sposi, quelle tessere dalla forma strana, acquistano subito un altro valore. Da qualche anno infatti, il puzzle è diventato un originale regalo di nozze, che si acquista nelle Agenzie di Viaggio: amici e parenti pagano una quota, corrispondente ad una o più tessere e il giorno del matrimonio, ai novelli coniugi spetterà ricomporre il puzzle: la figura che ne esce, generalmente una città, un paesaggio di spiagge tropicali o la jungla di Mogly, corrisponde alla meta della Luna di Miele, regalata in questo modo agli sposi.
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Quando il puzzle aiuta a scuola
L'associazione senza fini di lucro, Archimede Laboratory di Sarcone e Waeber, con sede a Genova, propone un ritorno all'antica funzione didattica ed educativa del puzzle e promuove il suo utilizzo nelle scuole, per avvicinare i bambini ai concetti della geometria.


 Interdisciplina e
pensiero complesso dei bambini
Quando si sente parlare di interdisciplinarietà nella scuola non ci si riferisce ai residui di una non specializzazione bensì a un rimedio per l’eccessiva separazione tra le materie. Viene in mente l’immagine del puzzle. E’ curioso pensare che il puzzle sia nato come “gioco alla rovescia”, inventato da un papà creativo, uscito dall’esperienza inquietante di dover ricomporre un prezioso documento fatto a pezzi dal figlioletto intento a qualche suo gioco molto serio.
Se non ce lo ritrovassimo in un contesto intenzionale di “gioco”, il puzzle non sarebbe una cosa divertente, sarebbe il tentativo di porre rimedio a un’azione che ha distrutto una precedente forma. Le connotazioni che diamo alle espressioni “fare a pezzi” e “risolvere un puzzle” sono significative.
Nel caso della scuola non si tratta però di rimettere insieme i pezzi un puzzle, che comunque combaciano tra loro, ma di ricomporre la rappresentazione di un territorio a partire da mappe diverse, redatte a partire da proiezioni, convenzioni simboliche, linguaggi, contesti di discorso, intenzionalità diverse. Il rischio è che la mappa vagamente picassiana che ne risulta non sia utilizzabile per leggere il territorio che dovrebbe rappresentare, che è quello della realtà, in modo da rendere possibile viverci dentro.

Ci sono una miriade di pezzettini di cartone, chiusi dentro invitanti scatole, che vi aspettano per prendere forma e trasformarsi in una grandiosa immagine!!!
Buon divertimento!!!!


GIUNI missione extra (07) Raccontare un incontro del laboratorio (per tutti i gruppi)

Il laboratorio del gioco è stato un laboratorio molto interessante perchè ci ha fatto intraprendere un meraviglioso viaggio nella fantasia, nel mondo della libertà espressiva.....ma ci ha fatto scoprire anche la parte seria del gioco che non è una semplice evasione dalla realtà ma molto di più. Esso è uno strumento fondamentale per conoscere chi ci è di fronte, è un ottimo strumento didattico, è impegno.....proprio come il tenere aggiornato questo blog. Sì, l'ho ammetto, l'ho un pò trascurato questo periodo ma ora rileggendolo, capisco che questo "gioco" è stato davvero molto istruttivo e stimoltante.
Di questo laboratorio sono 2 le attività che mi hanno particolarmente colpito e che penso riutilizzerò un domani con i miei alunni. Dato che io amo tantissimo leggere ma soprattutto scrivere, mi sono divertita a metter sù la mia presentazione. E' stato difficile descrivere se stessi e in modo particolare entro un limite di battute e per di più aggiungendo un pò di rima. Mi ha fatto tornare indietro nel tempo quando alle scuole elementari scrivevo poesie. E' un ottimo modo per indagare dentro di sè, per conoscere gli altri, per mettersi in gioco e di farsi, perchè no, un pò di risate.
La seconda attività è la caccia al tesoro umano, che premetto che non conoscevo, ma che ci ha permesso di conoscere i nostri compagni di corso e di curiosare su alcuni aspetti della nostra vita.
E' stato molto bello vedere come persone timide si aprivano e raccontavano facilmente e volentieri qualcosa in più, e gente apperentemente più aperta ed espansiva che rispondeva a stento alla domanda. Sicuramente da rifare!

Alessia Laquintana
Atir II anno

GIUNI missione extra (06) Raccontare un gioco (per tutti i gruppi)

Buonasera!!
Il gioco che vi propongo è un gioco molto semplice, un gioco di presentazione ma non solo, e secondo me molto molto educativo e con scopo didattico.
Il gioco, di cui il nome non sò dire con precisione,non credo abbia un nome precisopoichè ognuno lo chiama con un nome diverso. Questo consiste nel mettersi in cerchio, possono partecipare anche gli insegnanti, e di passarsi una palla. La persona che riceve la palla deve raccontare, in base a indicazione dell'insegnante, il suo pensiero o qualcosa di sé.
Per esempio si può utilizzare con un argomento trattato in classe o con un'esperienza da raccontare. Colui che lancia la palla fa la domanda e colui che la riceve dà una risposta. Le risposte inerenti o, nel caso di argomenti trattati, giuste, permettono al concorrente di restare in gioco altrimenti quasto viene squalificato. Chi viene squalificato partecipa alla valutazione delle riposte in modo da nn sentirsi escluso o distrarsi. La coppia che resta nel duello finale vince. 
Questo è un gioco utilizzato in progetti interculturali per permettere la presentazione del nuovo arrivato e di farlo sentire a proprio agio (nel caso della presentazione non ci sono squalifiche e vincitori naturalmente)o in progetti che trattano di argomenti educativi come l'alimentazione o l'inquinamento. Insomma è un gioco altamante versatile che crea in classe un clima di serenità, interesse, partecipazione, divertimento (grazie all'utilizzo della palle) e di apprendimento.
Alessia Laquintana
Atir II anno

sabato 10 novembre 2012

GIUNI missione dodici (IV anno e II anno gruppo A) seconda parte...

Ecco l'immagine spiritosa! Ho fatto la caricatura della mia personalità e del mio volto!! Spero la gradiate!! =) 


GIUNI missione dodici (IV anno e II anno gruppo A) prima parte....

La mia immagine "seria" con faceyourmanga!



Missione 11 Me stesso in 140 battute (in tono scherzoso)

SonoAlessiaLaquintana
HoICapelliGialloBanana,
GliOcchiVerdePisello
EUnSorrisoRosaEBello.
SeMiVergognoDiventoRossa
EViSalutoConUnaMossa!

Missione extra (04) autoritratto

Questo è ciò che sono riuscita a fare del mio autoritratto..... l'ho rifatto perché quello fatto in aula era davvero un obbrobrio.....con un po' più di concentrazione la cosa è leggermente migliorata! Bleeeeee